Sono Dario Longo.
Mi piace il blu. Adoro il Beato Angelico. Ho paura dei colori ma quando li uso, li uso fluo. Non riesco a tenere in ordine il mio laboratorio e sogno una stanza vuota. Ho usato il cavalletto solo una volta e conservo ancora la foto. Riempirei uno spazio di oggetti ma non di parole. (Non amo parlare di me, ma mia moglie e mia figlia mi dicono che devo farlo.)
La mia arte consiste in un grande scaffale di oggetti. La mia curiosità abbraccia gli oggetti del passato ma li ricolloca nel futuro.
Da bambino non sapevo cosa avrei fatto da grande, anche se “grandi” forse non si diventa mai.
Iniziavo tante collezioni, tutte in serie: avrei collezionato anche le nuvole se avessi avuto la possibilità, perché a me gli oggetti sono sempre piaciuti tanto, ma ai miei tempi il “cloud” non esisteva.
Ho sempre amato i concetti semplici e brevi: quando da piccolo dovevo ritrarre un campo di fiori, alla fine di fiori ne disegnavo solo uno, perché un bambino semplifica sempre, coglie l’ essenziale.
Il mio sogno è potermi trovare un giorno in un luogo solitario, abbandonato, e proprio lì trovare un magazzino pieno di oggetti dimenticati, macchinari fermi da anni.
Non ho mai pensato di ridare loro una nuova vita, come tante volte l’arte racconta. Ho pensato sempre di vivere insieme a loro, a questi oggetti, di portarmeli in casa e guardarmeli, stare in loro compagnia: si può trovare la bellezza nei piccoli dettagli di cose che non hanno mai parlato di arte. Si può trovare l’arte grazie alla propria sensibilità anche in oggetti che non hanno mai parlato di arte. Per questo motivo adoro rimanere da solo in compagnia degli oggetti.
Cerco in ogni oggetto un simbolo per iniziare i miei nuovi racconti. (Quando ho un tema in testa associo sempre ad un oggetto un simbolo per iniziare il mio nuovo racconto.)
La mia storia inizia infatti quando tanto tempo fa trovai un omino di calcio balilla. Quello è il mio oggetto numero uno. Poi di oggetti nella vita ne ho trovati molti altri.
Dario Longo utilizza materiali di riciclo provenienti dalla sua esperienza personale, fondendo la poesia visiva con correnti come fluxus e arte concettuale. Sviluppa opere in tecnica mista, realizzando assemblaggi, sculture e fusioni in alluminio che raccontano metafore visive, dove il materiale stesso diviene significante. Nei suoi lavori, comunica emozioni profonde e messaggi di speranza, invitando a cercare nuovi percorsi attraverso linguaggi alternativi e poetici.
I suoi “racconti” si basano su alcuni oggetti principali della sua arte che l’artista trasforma in opere:
- Omino calcetto
- Vecchie forme di legno per le scarpe
- raggi ruote bicicletta
- Vecchi pezzi di motore
- Lastre tipografiche usate
- Metri vecchi
- Biglie
- Vele di barche
- Chiavi vecchie
- Chiavi a molla
- Tasti di pianoforte
- Matite consumate
- Caratteri tipografici
- Cartelli stradali
- Pezzi di legno
- Tavole da carpentiere
- Cemento
- Resina
- Fili di piombo
- Pennelli
- Pannelli catarifrangenti
- Isolatori in vetro per alta tensione
Dario Longo, 2026